A metà maggio sono stato a Trani per sostenere un concorso. Dopo aver concluso l’esame, ho deciso di esplorare la città. Trani mi ha affascinato per le sue caratteristiche uniche, le strette viuzze lastricate e il suggestivo porto pieno di barche e pescherecci…i fari poi…che poesia. Vi lascio qualche scatto fatto con il cellulare per darvi un’idea del posto.







Tuttavia, l’elemento che mi ha colpito di più è stata la maestosa Cattedrale di Trani, situata direttamente sul mare, un vero gioiello.
Vi racconto come è nato lo scatto che vedrete: guardando la chiesa frontalmente, mi trovavo sulla scalinata destra, circa a metà, con lo sguardo rivolto verso il mare e l’altra scalinata. La prospettiva dell’orizzonte da questo punto di vista era davvero unica. All’improvviso, ho visto una testa salire la scalinata e subito ho immaginato lo scatto. Ho preso rapidamente la fotocamera (Olympus OM4 equipaggiata con un 35-70), ho misurato l’esposizione rapidamente sulla chiesa compensando e, quando il mezzo busto della persona è apparso, ho scattato. Tutto questo è accaduto in pochi secondi, ma ho visto la foto nella mia testa e man mano che la persona saliva le scale e io la inquadravo nell’oculare vedevo tutto concretizzarsi.

Ho impostato la lunghezza focale a 70mm per avere la percezione dei piani schiacciati e devo dire che è stata una scelta giusta.
Per questo scatto, ho utilizzato una pellicola Rollei RPX 100, nota per la sua curva caratteristica che si impenna nelle alte luci. In un ambiente dove tutto è bianco e con un bel sole, la pellicola avrebbe richiesto un trattamento più accurato per gestire le densità del negativo finale.
Tuttavia, ci sono state una serie di scelte (ponderate non benissimo): prima di tutto impostando l’esposimetro a 50 ASA ho sovraesposto di uno stop rispetto al valore nominale ma poi tutte le esposizioni le ho misurate in maniera abbondante, per errore infine, ho sviluppato la pellicola seguendo i tempi standard per l’ID11 stock, anziché adattare il processo alle condizioni specifiche delle scene.


Il risultato è stato un negativo molto denso, che presenta diversi svantaggi:
- Tempi più lunghi di esposizione in stampa.
- Difficoltà di scansione, poiché la luce fatica a passare attraverso il negativo verso il sensore dello scanner.
- Grana più evidente
- Rischio di comprimere gli alti toni, andando verso la spalla della pellicola. Questo aspetto è quello che mi ha preoccupato di più, dato che i toni della scena erano praticamente tutti alti.
Nonostante questi problemi, ho voluto mettere il negativo sotto l’ingranditore perché l’immagine cattura un momento particolare, ho visto la foto nella mia testa e sono tornato a casa con la voglia di vederla su carta. La capacità di trasformare un’idea in una fotografia tangibile, con tutte le imperfezioni e le peculiarità che rendono ogni scatto irripetibile, è ciò che rende questa forma d’arte così affascinante e gratificante secondo me.
Veniamo all’ingranditore (spoiler: pensavo peggio).
Non ho voluto fare il provino a contatto, cosa che faccio di solito, perché non avevo molto tempo (recupererò in seguito). Così ho inserito il negativo nell’ingranditore e ho iniziato con una serie di provini scalari. Ero consapevole dei difetti del negativo, quindi sapevo che avrei dovuto aprire il diaframma di uno stop per evitare tempi di esposizione eccessivamente lunghi (di solito stampo a f11, ma in questo caso ho aperto subito a f8) e ho comunque effettuato una serie di esposizioni di circa 5 secondi ciascuna (Filtratura zero – Durst CLS66).

Tra i 30 e i 35 secondi mi è sembrato di intravedere qualcosa di interessante, ma considerando che stavo stampando su carta Fomaspeed Variant, tendenzialmente morbida, ho pensato che un po’ di contrasto in più non avrebbe guastato. Ho quindi impostato la filtratura magenta a 35 (equivalente al filtro 3-3.5 multigrade) e ho realizzato tre provini. Dalla mia esperienza sapevo già che avrei dovuto compensare aumentando i tempi di esposizione del 25-30%, quindi ho fatto tre provini con tempi di 50, 75 e 100 secondi. In medio stat virtus. Alla fine ho deciso di aumentare leggermente la filtratura a 45 e compensare con un tempo di esposizione di 90 secondi, tutto a f8.
La grana, rispetto ad altre stampe fatte con la stessa pellicola risulta essere un pochino più evidente ma nemmeno tanto. Probabile l’effetto finegranulante dell’id11 Stock.







L’ uomo con occhiali situato nell’angolo inferiore sinistro ha un peso molto forte sulla composizione. La componente umana su uno sfondo minimalista di cielo e mare che si fondono all’orizzonte. A destra, una fila di colonne antiche sfuma verso il bordo dell’immagine.Mi piacciono queste ampie aree vuote che creano un senso di spazio e semplicità. L’orizzonte è appena visibile, creando una sensazione di infinito. L’immagine è in chiave alta, caratterizzata da toni chiari e pochi contrasti, che conferiscono una sensazione di leggerezza e serenità.
Quella macchia bianca che vedete affianco alla testa del soggetto è un flare, non una macchia, che correggerò comunque spuntinando l’area.
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